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Fed, la mancanza di un’indicazione futura sui tassi lascia un po’ di incertezza

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Mercoledì sera la Fed ha aumentato i tassi d’interesse dello 0,75% per la seconda volta in due mesi sottolineando la necessità di “continui aumenti” nelle prossime riunioni. Tuttavia, in conferenza stampa il governatore Jerome Powell ha mancato di dare una linea chiara sul percorso futuro dei tassi affermando che i rialzi verranno decisi “volta per volta”

 

Come ricorda Jason England, gestore di portafoglio obbligazioni globali di Janus Henderson, i 150 punti base di rialzo delle ultime due riunioni sono “i maggiori aumenti dei tassi avvenuti in un arco temporale molto concentrato dall’era Volcker all’inizio degli anni ’80, il che è un altro segno di quanto la Fed sia impegnata a far scendere l’inflazione verso l’obiettivo del 2%”.
“L’approccio decisionale di riunione in riunione, con l’entità dei rialzi che dipenderà dai dati in arrivo, è dovuta al raggiungimento del livello neutrale del 2,25-2,50%”, ha affermato il gestore, sottolineando che “la direzione della policy sui tassi è ancora coerente con la sintesi delle proiezioni economiche (SEP) di giugno”.
Ma la mancanza di una chiara indicazione futura lascia un po’ di incertezza sui mercati, ha spiegato Jason England, per cui dovremmo assistere “a una maggiore volatilità nel breve termine”.
“La reazione iniziale dei mercati del rischio (azionario/creditizio) e di quello dei tassi è positiva, in quanto ritengono che la Fed sia ora più credibile nella sua campagna di lotta all’inflazione”, ma nel medio termine, se la Fed continuerà a rialzare i tassi a un livello restrittivo, l’economia potrebbe andare verso una recessione il che “sarebbe negativo per i mercati del rischio e positivo per i mercati dei tassi”.

 

 

Fonte:www.benzinga.com