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Europa compatta verso il no al diktat di Putin sul pagamento del gas naturale in rubli

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L’Unione europea non ha intenzione di cedere al ricatto di Putin sulle forniture, ma il prezzo del gas naturale torna a salire. Apertura prudente per i listini del Vecchio Continente nella prima seduta del mese

 

Partenza prudente dei listini europei nella prima seduta del mese di aprile. Con gli occhi ancora puntati sulla guerra in Ucraina, Piazza Affari apre intorno alla parità. Poco mosse anche le Borse di Francoforte, Londra e Parigi.

NO AL PAGAMENTO IN RUBLI DEL GAS

“Non ci faremo ricattare da Mosca”. Sono le parole di Paolo Gentiloni, commissario Ue per gli Affari Economici, sul diktat di Putin che costringe a pagare il gas russo in rubli. “I contratti devono essere rispettati e nei contratti esistenti non c’è obbligo di pagare in rubli”, ha commentato Gentiloni. L’Unione europea, quindi, non vuole porgere il fianco alla strategia di Putin per aggirare le sanzioni, e anche la Germania si prepara a fare a meno del gas russo. Berlino, infatti, ha attivato un piano di emergenza che prevede anche il razionamento in attesa di trovare alternative alle forniture russe. Nel frattempo, a differenza del petrolio, il prezzo del gas naturale è tornato a salire: 4,8% a 132 euro per megawattora sulla piattaforma Ttf di Amsterdam. Anche il Giappone ha detto che non pagherà il gas russo in rubli.

 

 

Fonte:www.financialounge.com