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Russia, cresce rischio default. S&P declassa il rating a ‘junk’

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Standard & Poor’s ha tagliato il rating sovrano a lungo termine in valuta estera e locale sulla Russia rispettivamente a ‘CCC-‘ da ‘BB+’ e ‘BBB-‘ (‘speculative grade’ o ‘junk’) mantenendo il CreditWatch con implicazioni negative

 

Un’azione che pesa ulteriormente sul debito russo, con la banca centrale che ha deciso di non rimborsare gli interessi sui titoli di Stato agli investitori stranieri a seguito degli alti costi di rischio e un rublo al collasso.

Secondo S&P, il rischio di insolvenza “continuerà ad aumentare”, visto che tra la misure prese da Mosca ci sono “i controlli sui capitali che mirano a proteggere il rublo dall’impatto di severe sanzioni economiche preservando le riserve utilizzabili rimanenti”.

Per le stime dell’agenza di rating, le sanzioni internazionali hanno ridotto “metà delle riserve valutarie disponibili della Russia, compresi i depositi in valuta estera e i titoli domiciliati negli Stati Uniti, nell’UE e in Giappone”.

“Questo – spiegano gli analisti – ha sostanzialmente indebolito la liquidità esterna della Russia durante un periodo di crescente domanda di valuta estera. Le sanzioni hanno anche imposto restrizioni che negano o riducono in modo significativo l’accesso del sistema bancario russo al sistema finanziario, ai mercati e alle infrastrutture globali”.

Il downgrade di S&P non è isolato. Giovedì Moody’s, in un’azione combinata con Fitch Ratings (entrambe agenzie americane), ha declassato il debito russo di sei gradi portandolo ad un livello di “non investment grade”, grado considerato ‘spazzatura’ in cui si trovano Paesi come la Libia, citando tra le preoccupazioni la dubbia capacità di solvenza.

A causa dello stop ai flussi finanziari transfrontalieri, compreso quello dei pagamenti del debito sia del settore privato che del governo, “continuerà a ridursi la capacità degli obbligazionisti stranieri in valuta nazionale e estera di ricevere in tempo i pagamenti di interessi e/o capitale”, sottolineano da S&P.

 

 

Fonte:www.benzinga.com