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I mercati sperano in un Mattarella bis e Draghi ancora premier per stabilità

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Le preoccupazioni degli investitori per ora sono più vocali che fattuali, ma possono aprirsi scenari da incubo, anche se fortunatamente l’euro e la permanenza nella Ue questa volta non sono in discussione

 

Non era mai successo che negli ormai 75 anni di storia della Repubblica l’elezione del Presidente fosse seguita con tanta attenzione e anche apprensione da osservatori e investitori internazionali. Da sempre infatti i mercati guardano alle alchimie governative, soprattutto per capire quale livello di fiducia assegnare alla sostenibilità del debito pubblico, che rappresenta di gran lunga il principale asset investibile dell’Italia. Una volta il termometro utilizzato per misurare la febbre al debito erano la lira e il livello del tasso di interesse ufficiale, fissato una volta dal Tesoro e poi dalla Banca d’Italia. Poi con l’euro l’unità di misura è diventata lo spread, vale a dire il costo aggiuntivo che l’Italia paga sul debito rispetto alla Germania, considerata il benchmark continentale.

La cosa in assoluto a cui lo spread è più sensibile è il rischio percepito che l’Italia possa abbandonare l’euro, oggi va di moda l’espressione ‘Quitaly’. Senza tornare ai 500 e passa punti toccati nella crisi del debito del 2012, più di recente lo spread è schizzato pericolosamente verso i 300 punti nella primavera-estate del 2018, sulla spinta dei ‘piani B’ di abbandono della moneta unica all’avvio del governo Lega-M5S, e poi meno violentemente all’esplosione della pandemia, questa volta sulla spinta di una gaffe di Christine Lagarde, appena arrivata alla guida della Bce.

 

 

Fonte:www.proiezionidiborsa.com