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Azionario americano appeso ai T-Bond

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Il reflation trade spiega solo in parte la correlazione tra azionario e rendimenti dei T-bond, che storicamente non anticipano l’inflazione, ma la inseguono. Invece raccontano molto sul posizionamento degli investitori

 

 

La settimana delle Borse globali non ha fatto mancare le sorprese, i titoli dei giornali hanno raccontato prima che la variante Delta stroncava le azioni, aumentava i dubbi sulla ripresa e spingeva a comprare titoli di Stato, e poi che il lunedì nero era cancellato dai record di Wall Street. Eppure in 5 giorni poco o nulla è cambiato a livello di fondamentali macro o societari, che continuano a indicare economie in salute e utili in progresso, mentre la pericolosa variante è sempre lì. La svolta è arrivata martedì, una mezz’ora prima che partissero gli scambi sul NYSE, quando il rendimento del Treasury a 10 anni, dopo una partenza da brivido sulla scia di Asia e Europa che lo ha portato pericolosamente vicino all’1%, accelerando la discesa delle sedute precedenti, ha rimbalzato verso Nord con decisione, recuperando quota 1,2% per poi finire la settimana all’1,3%. Una spiegazione offerta è il ritorno del ‘reflation trade’ vale a dire gli investitori che chiedono rendimenti più alti perché economia e inflazione corrono più del previsto.

LA STAFFETTA TRA GROWTH E VALUE

È una delle letture più diffuse e condivise, che spiega anche la diversa reazione delle diverse classi di azioni nei 18 mesi passati dall’esplosione della pandemia. Con l’impatto violento della recessione sui titoli ciclici, si è andati alla ricerca di rendimento nei ‘growth’, i colossi tech immuni agli sbandamenti, anzi favoriti dalla stay home economy e dai bassi tassi di interesse.

 

 

Fonte:www.investing.com